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L'arte Fantastica di Bruno Di Maio
L'arte Fantastica di Bruno Di Maio
Opere d'arte fantastica, nature morte, nudi e molto ancora nell'archivio di opere di questo artista
www.brunodimaio.it
Esponi le tue opere nella nostra raccolta di dipinti, sculture e opere creative
Idelma BertaniRivoli Veronese
e-mail: studioerrebidibertani@tin.it

Nasce a Rivoli Veronese nel 1957. Frequenta un triennio di formazione grafica ed inizia l'attività lavorando in studi pubblicitari e nel settore del visual design. Frequenta poi il Liceo Artistico Statale di Verona e si diploma nella sezione Accademia. Partecipa ad un corso selettivo di perfezionamento sotto la direzione artistica di Stefan Zavrel, nell'ambito delle manifestazioni attigue alla Mostra Internazionale dell'Illustrazione per l'Infanzia, che si tiene ogni anno a Sarmede e a Treviso. Attualmente esercita la sua professione nello studio privato a Sega di Cavaion (VR) dove si occupa di disegno pubblicitario in tutte le sue applicazioni. Collabora con agenzie e case editrici, disegna e decora complementi d'arredo. Inoltre organizza corsi per chi, già interessato alle discipline artistiche, vuole acquisire maggiore sensibilità e dimestichezza con l'uso del colore. Recentemente sta lavorando ad un progetto che prevede la realizzazione di giochi ed oggetti con l'uso esclusivo di materiale riciclato. La peculiarità della sua produzione, il grande gusto del decoro, rappresentato tuttavia in forme sintetiche, rivela la formazione dualistica e complementare proveniente dalla passionalità dell'arte e dalla razionalità della grafica.



Recensioni:

La vena popolare dello stencil rimanda da sempre ad un incantato mondo mitteleuropeo di saghe e leggende, mentre un certo suo ironico arcaismo diventa oggi sguardo innovativo per l'arte verso culture laterali. Questa tecnica rappresenta quasi una metafora dell'idea di pittura come segno di positiva affermazione. Un'artistica omologazione dell'oggetto, ottenuta grazie ad un personale "marchio" che l'innalza a nuova dignità, per esprimere l'esigenza primaria di sovrapporsi ad una forma per fissarla in un'opera d'arte. Per questo nelle opere di Idelma Bertani si avverte un vitale contrasto tra la liquidità della sagoma e l'organicità del tratto. Sulle forme, viventi della stessa sfuggente liquidità delle nuvole, i segni dinamici dello stencil accentuano la trasformazione dei ritmi naturali già presenti nel profilo e diventano segno-insegna di possesso artistico. Le cromie si alternano a crescere, mostrando sensibilità per gli accordi, mai troppo accesi; per vitale contrasto, la decorazione diviene invece quasi interferenza, serialità nervosa, in cui rimandi a catena e indicazioni cicliche divengono segno di rinnovamento. L'autonoma vivacità di tratti animali o vegetali disegna una sorta di libro illustrato di fanta-scienze, un erbario visionario in cui la storia naturale diviene storia culturale. (Umberto Daniele, docente di Discipline Artistiche e critico d'Arte. In occasione di MEUBLÈ, Vicenza Arte 1994)

Idelma Bertani rappresenta, nel panorama artistico italiano, un riferimento sicuro. Sicuro nel proporre un mondo rappresentato con semplicità e verità, pur filtrata dagli occhi di donna attenta al presente e ai suoi travagli. Tuttavia c'è in lei un grande ritorno alla sensibilità del dolce modo di concepire il femminile che sembrava scomparso e che riaffiora in un nuovo rinascimento, dolce di caldi colori e tenue nelle ritmate versioni del segno. La sua capacità espressiva la porta sovente a rappresentare un mondo irreale dove l'apparente si scontra con l'ingenua attualità dell'oggi, dove le cose si trovano sempre presenti, pacificamente presenti, mai travolte da passioni o da traumi. Attori passivi, i soggetti, del modo di essere e di atteggiarsi nel paese dei sogni, di quello che si vorrebbe fosse la vita: un lungo, tranquillo viaggio verso l'ignoto. (Danilo Preto, direttore Marketing RIVER. In occasione di una promozione commerciale per un grande gruppo di supermercati)

"Non voglio far cultura, non pretendo di voler dire cose: ognuno deve poter leggere nell'opera ciò che vuole". Davanti alle parole di Idelma Bertani, davanti al suo operato, i nomi ricorrenti dei "pilastri" dell'arte non ci aiutano; siamo perciò salvi dai fastidiosi agganci che, "alla maniera di", limitano e condizionano chi esegue e chi riceve l'opera, che ci viene invece proposta in una totale libertà di lettura. Espressione originale quindi, una fusione di sensibilità artistica e di raziocinio grafico, uno scambio tra innocenza ed esperienza attraverso lo schietto linguaggio dell'acquerello, dal più velato al più materico, con una tecnica conscia, esatta, in continua evoluzione. La superficie del candido cartoncino da stampa Fedrigoni è il campo d'azione di eventi fuori regola, presente solo nel tessuto di base: simmetria costruttiva ed equilibrio di forme e colori. In questa geometrica trama leggiamo figure - antropomorfe, zoomorfe, fitomorfe - che cogliamo ferme in un gesto appena avvenuto o ancora da compiersi: sta a noi commentare il "già fatto" o immaginare ciò che - forse tra breve - avverrà. E questo coinvolgimento ci prende in un gioco inquietante in cui emerge continuamente la sfida della doppiezza, intesa nel suo senso più alto: non ambiguità ma dualità, non confusione ma ordine: la luna e il sole, il bene e il male, eros e thanatos, la mano sinistra e la mano destra non antagoniste ma solidali nel tessere trame puntualizzate da misteriosi segni, di cui afferriamo il significato per perderlo subito dopo: le frasi incorniciano, sottolineano, si spezzano, diventano gesti isolati, si ribaltano, ora rassicuranti brani poetici, ora assurdi nonsense. L'affollato mondo  simbolico che ne scaturisce viene dall'inconscio, e ha saputo staccarsi da schemi restrittivi per puntare all'invenzione, rifiutando il già assimilato: non inca, o egizio, o hainu, ma una "summa" delle nostre memorie intese solo come inevitabile retaggio genetico, da cui ci si stacca, e si va avanti da soli: per trasmettere emozioni. (Lia Franzia, arredatore, giornalista e critico d'arte)

Osservando le opere di Idelma Bertani non mancano certamente gli stimoli per esprimere giudizi, anzi, i suoi lavori invitano a creare suggestioni che provocano persino imbarazzo nel selezionare, tra le sensazioni immediate, quelle più significative. Colpisce innanzitutto, perché subito percepibile, la sua scrittura a rovescio; così "Idelma" (o dovrei scrivere "Amledi"?) per rendersi comprensibile necessita di uno specchio. Strano vezzo, questo, che ricorda le analoghe invenzioni di Leonardo, oppure é un invito ad osservare le sue opere e non solo le sue grafìe, allo specchio, per evitare lo strabismo? I soggetti enigmatici di Idelma Bertani hanno riferimenti fantastici, visi e sguardi sospesi fra l'ipnotico e l'estasiato. Le pupille dilatate dei personaggi stimolano più ad un'indagine psicoanalitica che ad un'analisi artistica. Gli stessi titoli assegnati alle opere come "Horno Sapiens", "Disposizione mentale", "Coraggio e Successo", Enigma e Psiche", rafforzano questo tipo di interpretazione e si dimostrano come chiave d'accesso per una lettura non banale della sua produzione. Idelma Bertani sembra, nei suoi dipinti, voler catturare il "bambino" nascosto in ognuno di noi, ciò che è rimasto della nostra infanzia a cui non vogliamo e non possiamo rinunciare. Ecco allora i cavalli (o meglio i cavallucci a dondolo) con cui tutti abbiamo giocato; gli orologi di legno che ci hanno insegnato le ore; i gatti e gli stivali che popolavano le nostre favole. Soggetti solo apparentemente banali, e invece ricchi di riferimenti onirici. Sembrano figure rubate al mondo dei sogni di Chagall, con lune circondate dai colori della tavolozza, dai toni velati che ben si sposano con la produzione dell'artista. Le immagini si arricchiscono di simbologie astrologiche che ampliano i significati. L'artista sembra voler giocare con il fruitore dell'opera, svelando alcune interpretazioni e nascondendone altre. Gabbie aperte ed uccelli liberati manifestano il desiderio irrefrenabile di libertà d'espressione, oltre ogni schema. Idelma Bertani é un'indagatrice dell'inconscio più rivolta all'interiorità che allo sviluppo del soggetto. Le immagini di donne, ed alcune decorazioni, portano a riferimenti dotti. Le acconciature, dilatate e stilizzate, ricordano i temi tanto cari a Gustav Klimt, al quale sicuramente l'artista, forse inconsciamente, si é ispirata. La produzione artistica della Bertani necessita, in futuro, di una più vasta articolazione, almeno nelle tecniche. Perfetto l'acquerello per i colori più tenui, auspicabile l'olio per esaltare gli ori ed i colori più squillanti, che un certo influsso orientalistico, presente nei quadri, esige. La vocazione artistica della Bertani é inequivocabilmente quella dell'illustratrice. Sottolineo, però, che il presente giudizio é da intendersi al contrario (...continua il sapiente gioco!), perché sono le immagini che stimolano possibili testi (...e mal gradirei il contrario!). Unica eccezione potrebbe esser stato...Italo Calvino; se lo scrittore avesse conosciuto Idelma se ne sarebbe innamorato! Questo matrimonio creativo..."s'ha da fare..."! Perché é ancora possibile! Perché Idelma é un cavaliere esistente, un'amazzone dalla corazza lucente che attende una disfida a colpi di ...pennello! (Gianni Paulon, architetto)

Così, le opere di Idelma Bertani sono piccole finestre aperte sull¹ignoto; i suoi personaggi, creature misteriose che si prefigurano in allegorie. Non c¹è tempio antico che non le abbia evocate, non c¹è foresta, mare, prato, che non ne abbia percepito l¹essenza. Tutto ci riconduce al primitivo; l¹intuizione, come conoscenza che sgorga dal nulla, il vuoto che ci avvolge, come luogo di esperienza e di evocazione. Non c¹è volontà, bensì sensibilità alla ricerca in grado di liberare forze vitali dall¹inconscio. Le sue immagini sono archetipi che suggestionano con facili impressioni la nostra parte più infantile e giocosa. Oltrepassata la fiaba, l¹artista ci introduce con strani saltimbanchi e giocolieri dell¹esistenza all¹origine del mito. Nella semplicità apparente il simbolo sprigiona forze universali evocate con l¹ausilio di una calligrafia rituale. Le immagini sono icone create con una rigorosa simmetria alleggerita nei vari passaggi dalle trasparenze dell¹acquerello. Passaggio su passaggio, di profondità in profondità il ³giardiniere² è il principio solare di vitalità. Semplificato nella costruzione, equilibrato nei colori, egli si prende cura del mondo. Con affetto medianico raccoglie a sé la natura; fortifica le debolezze e rincuora le fragilità. Si racconta di lui che nottetempo si porti sulle strade del mondo per permettere il rinnovo della primavera. Così, l' ³anagogia² è uno statuario androgino che riconduce il principio femminile e maschile ad un divenire ancora inconsapevole. Il superamento del dualismo non è ancora coscienza dell¹unità ma dell¹alterità. Il suo corpo è stilizzato, la costruzione plastica è attraversata da lievi passaggi di luce. Il suo volto è l¹espressione evidente dell¹ambiguità. E¹ uno e due, è due e uno. ³Dal solco della narrazione non germogliano più i guardiani e i messaggeri² (Genesi di Catal) ...spesso come un suono evocatore, il segno incornicia l¹immagine. Non sempre è un rafforzativo del contenuto; talvolta è citazione, talvolta è gesto. Molti sono i soggetti che scaturiscono dall¹immaginario di Idelma Bertani. Sono figure misteriche, sono luoghi di esperienze ancestrali come gli alberi. Alberi come espressione di sé, come metafora della vita, alberi decorati a festa per l¹incanto e la meraviglia. In questo gioco di rimandi, fra leggerezza della tecnica e intuizione di simboli eterni, sta il fitto dialogo con l¹esistenza dell¹artista. Nella casualità dell¹incontro il misterioso sopraggiungere della coscienza che fissa di volta in volta nuovi interrogativi e nuove visioni. (Nadia Melotti, organizzatore di eventi artistico culturali. In occasione di ART WORK SHOW)

Riflessioni:

Non chiedetemi, osservando i miei lavori, di spiegarvi cosa ho pensato nell'eseguirli e tantomeno cosa ho voluto esprimere. Credo che quando la mia mano traccia il primo segno, con la matita sul cartoncino vergine e simultaneamente affiorano nella mia mente le immagini che successivamente dovrò aggiungere, il mio pensiero è teso solamante a farmi provare piacere. E questo piacere aumenta, a mano a mano, nell'aggiungere velature e segni. In quei momenti c'è uno squarcio nella mia essenza per captare vibrazioni cosmiche. C'è una sensazione di perfetto congiungimento con il tutto; ed un'altra, apparentemente opposta, di totale estraneità dal tutto. Dico tutto, dalle cose più vicine, gli oggetti personali che mi circondano per esempio, alle più inaccessibili, come spazi ed interspazi sconosciuti, materiali o metafisici, dell'intero universo. La mia volontà è concentrata non su quello che voglio fare ma sul come voglio fare, le immagini fluiscono in modo quasi automatico ed il mio interesse è rivolto quasi esclusivamente alla tecnica d'esecuzione, non al soggetto. Poi, quando il lavoro è concluso e lo osservo con il dovuto distacco, posso, ovviamente, dare un'interpretazione; ma l'asserzione che ne deduco proviene da un'autoanalisi soggettiva, quindi l'opinione è intima, quasi pudica. Ecco perchè non amo parlarne. Tuttavia amo sentire quello che la gente pensa davanti ai miei lavori. Mi piace confrontare le altrui impressioni, sentire le sensazioni che involontariamente ho stimolato, conoscere le diverse interpretazioni e considerazioni. E ancora, in questo momento, provo piacere; risento in me quello squarcio che mi  permette di comunicare con tutto ciò che mi circonda, che altre volte mi è molto difficile ed altre volte ancora, purtroppo, quasi impossibile.

Non esiste alcuna verità
Tutte le cose cominciano e finiscono, per poi ricominciare. Ma di tutto non restano che pochi dislocati e misteriosi brandelli che vorremmo ricomporre in un mosaico perfetto, per possedere tutta la verità. Le tessere mancanti sono sempre molte e negli spazi vuoti inseriamo il nostro ingegno. Ecco, la forma che ne esce è nuova, diversa dall'antica e non si manterrà nel tempo, verrà ulteriormente, inesorabilmente modificata. E quello che per noi era verità non lo sarà più. Quando la successione illimitata degli istanti e degli eventi non si lascerà più quantificare, avremo finalmente dimenticato tutto il sapere e non ricostruiremo più dogmatici mosaici. Quando più non sarà il tempo dei dogmi, tutte le verità non si riveleranno che congetture.
 - Perchè?
 - Perchè vuoi una risposta al tuo perchè?
 - Perchè non so e voglio sapere.
 - E credi che io ti potrò fornire la verità?
 - No, sicuramente, ma sono assetato di opinioni. Mi aiutano a capire.
 - Cosa, vuoi capire?
 - Tutto.
 - La mia opinione non ti servirà a nulla.
 - Perchè?
 - Perchè vuoi una risposta al tuo perchè.
(idelma bertani)




Alcune delle sue opere:

 

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