
Il
fumetto, o letteratura disegnata, nella definizione di
Will Eisner,
è arte sequenziale.
Nella successiva definizione di
Scott McCloud è immagini e
altre figure giustapposte in una deliberata sequenza, con lo scopo di
comunicare informazioni e/o produrre una reazione estetica nel lettore (da
"Capire il Fumetto", saggio scientifico sul fumetto, realizzato interamente a
fumetti). In ogni caso, appartiene a pieno titolo alla categoria delle più moderne arti visuali, in
un'era che - privilegiando l'immagine sopra tutto - è in grado di accostare la
visionarietà pop di Andy Warhol alla grazia e alla poesia dell'art deco e
dell'art nouveau, per approdare al (relativamente) recente fenomeno del
vintage. In poche parole, il fumetto, nato per gli adulti (come si vedrà più
avanti), diventato poi territorio per l'infanzia, è quindi tornato a essere
patrimonio di una fascia non esclusivamente giovanile. Nonostante l'espandersi
di altri mezzi di comunicazione di massa accompagna ancor oggi - fino a
dettarne in molti casi ritmi, tempi e modi (o quantomeno limitandosi a
registrarne il divenire) - il vivere (e il convivere) quotidiano. Il termine si
riferisce alle "nuvolette", simili a sbuffi di fumo, utilizzate per il dialogo
tra i personaggi. Per diverso tempo furono utilizzate delle didascalie, solo
successivamente vennero utilizzati questi "fumetti" (anche se ci sono utilizzi
precedenti). In altri paesi sono indicati come
comic o meglio
comic book (USA e
paesi anglofoni), in Giappone vengono chiamati
manga (immagini buffe), in
Francia sono chiamati
bande dessinée (strisce disegnate). Curiosamente i paesi
di lingua spagnola del Sud America, come ad esempio l'Argentina usano il
termine
historieta mentre in Spagna i fumetti sono chiamati
tebeo.
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