 L’attività espositiva della Galleria Fotografia Italiana arte contemporanea riprende nella stagione autunnale con la mostra di Mario Cresci “D’après di d’après”. Le opere esposte, di natura ibrida – nell’accezione positiva e creativa del termine –, sottolineano la formazione di graphic designer, oltre che di fotografo, di Mario Cresci e il suo percorso artistico e culturale, all’interno della fotografia italiana e internazionale, caratterizzato da una profonda riflessione sul senso stesso del “fare fotografia” nella contemporaneità.
Si tratta di andare oltre la rappresentazione della realtà – fenomeno che in Italia ha pur conosciuto momenti gloriosi – attraverso una doppia lettura, come suggerisce Aldo Colonetti scrivendo di questo lavoro: “(…) Da una parte le immagini fotografiche scelte da Cresci perché congeniali e affini al suo gusto, al suo essere fotografo, dall’altra l’intervento del segno tracciato a mano, riprodotto poi nella fase di ingrandimento, senza colori né altri artifici grafici. Semplicemente un ripercorrere soggettivo, una reinterpretazione di un fotogramma che è già, a sua volta, una trascrizione della realtà. (…) L’intervento gestuale di Cresci, pur rispettando le strutture dell’immagine preesistente, entra nel cuore della realtà, non si limita a ridisegnarla. (…) Mario Cresci non si limita a dare nomi a queste immagini fotografiche, a questi volti, ma li ripensa concettualmente”.
Lo stesso artista, nel momento in cui riflette sui limiti della riproduzione-rappresentazione della realtà attraverso il mezzo fotografico, a proposito di queste sue riletture di fotografie famose dichiara: “Non riesco a disegnare liberamente se non stabilisco una particolare sensazione creativa e affettiva per quelle immagini che ho scelto di far rivivere”.
Copie di copie, dunque, perché, sostiene Angelo Trimarco sempre a proposito di queste opere “La fotografia non è la realtà né la sua rappresentazione ma solamente un’immagine che mette in movimento il flusso accattivante del disegno per poi, nuovamente, divenire oggetto di riproduzione meccanica. Dunque la realtà è un simulacro. Come simulacro è l’immagine. Non ci sono, infatti, né realtà né immagini ma solo copie, copie di copie di copie. All’infinito”.
Mario Cresci
Nato a Chiavari nel 1942. Fotografo e Visual Designer, conclude gli studi al Corso superiore di Industrial design di Venezia. Negli anni Sessanta è tra gli autori che compiono le prime sperimentazioni fotografiche, coniugando lavoro artistico e progettazione grafica, interessandosi in particolare ai linguaggi visuali nell’ambito dell’analisi e dell’interscambio delle varie forme espressive. Tra il 1967 e il 1969 è prima a Milano, in seguito a Roma dove vive le tensioni politiche proprie di questo periodo e collabora con artisti romani quali Pino Pascali, Eliseo Mattiacci, Kounellis, Luca Patella e con la Galleria l’Attico di Fabio Sargentini. Alla fine del decennio Cresci si sposta tra Parigi e Milano dove, tra arte e politica, organizza uno dei primi environnement fotografici alla galleria Il Diaframma. Nel 1974 è presente nell’ambito della mostra Campo Dieci alla Galleria Il Diaframma di Luciano Inga-Pin. Dagli anni Settanta alla fine degli anni Ottanta si dedica alla ricerca artistica nell’ambito della comunicazione visiva, utilizzando il medium fotografico quale mezzo di connessione tra lo sguardo e il suo coinvolgimento nei problemi reali dei luoghi propri del Mezzogiorno. Dal 1974 partecipa ad alcune edizioni della Biennale di Venezia tra cui Muri di Carta a cura di Carlo Arturo Quintavalle e alle principali esposizioni di Fotografia in Italia e all’estero, sottolineando con il proprio lavoro aspetti minimali trasferiti in opere fotografiche, alcune delle quali presenti nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York. Nel 1995 ha luogo, a Milano, un’ampia rassegna monografica alla Galleria delle Stelline del Credito Valtellinese a cura di Roberto Mutti. Ha realizzato installazioni temporanee e permanenti in gallerie, musei e spazi pubblici in Giappone, Spagna, Francia, Germania, Italia e Stati Uniti. E’ in preparazione alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino la mostra antologica dal titolo Le case della Fotografia a cura di Pier Giovanni Castagnoli. Docente di “Fotografia: documento, comunicazione, opera” nei corsi di specializzazione post-laurea dell’Accademia di Brera, nonché di “Teoria e metodo della fotografia” alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) di Milano. Visiting professor all’Ecole d’Arts Appliqués di Vevey. Dal 1992 al 2000 dirige l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo; nel triennio 1996-1999 è direttore artistico di Savignano Immagine, manifestazione dedicata alla fotografia contemporanea. Dal 1998 al 2002 collabora al supplemento domenicale de “Il Sole 24 Ore” di Milano. Dal 2000 al 2003 è docente di “Storia e tecnica della Fotografia” alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Parma, mentre attualmente è docente incaricato di “Fotografia e Graphic design” al Politecnico di Milano.
Inaugurazione solo su invito venerdì 22 settembre dalle 12.00 alle 21.00 nell’ambito di START
La mostra rimarrà aperta al pubblico:
da sabato 23 settembre a martedì 31 ottobre 2006 dalle 15.00 alle 19.00
Orari: Chiuso domenica e lunedì – sabato su appuntamento dalle 15.00 alle 19.00
A cura di Fabio Castelli
Catalogo in galleria con testo di Carlo Bertelli
Galleria FOTOGRAFIA ITALIANA arte contemporanea Corso Venezia 22, Milano
Per informazioni contattare:
Ufficio Stampa Marina Chioccarelli Tel. 02 784100 Fax 02 77809369 press@fotografiaitaliana.com
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