 La Fondazione Antonio Mazzotta ospiterà, fino al 14 gennaio 2007, la mostra Chagall e Mirò – Magia, grafia, colore, offrendo un numero abbastanza ampio di opere dei due “inventori di forme”, come li definisce il curatore della mostra, Dominique Paìni. I due, così differenti fra loro - Mirò certamente più materialista rispetto a un evanescente Chagall - hanno in comune le figure di Margherite e Aimè Maeght, fondatori e sostenitori della Fondazione Maeght, che raccoglie numerose loro opere. L’esposizione, di indiscutibile interesse artistico, si articola in quattro sale, nelle quali è possibile ammirare dipinti, litografie, acqueforti e acquetinte dei due pittori. È così possibile godere di opere vicine a un gusto contemporaneo, che vede scardinare le forme all’interno di piani prospettici stravolti e tinte vivaci stese su diversi supporti, partendo dalla carta velina fino alla tela grezza. La prima parte della mostra è dedicata a Joan Mirò (Barcellona 1893 – Palma di Maiorca 1983); entrando nella sala si è immediatamente investiti da un vago senso di divertimento e stupore: colori vivaci, puri, linee spezzate, ma anche morbide curve danno vita alle opere di un artista che ama “dipingere titoli”. I suoi quadri, infatti, rappresentano perfettamente ciò che egli ha voluto esprimere nel titolo; sono opere di grande forza comunicativa, nelle quali non è necessario vedere tutto; la mente dello spettatore deve riuscire a cogliere ciò che c’è (ma c’è?) al di là della cornice. Le immagini vive e potenti non si risolvono nello spazio limitato della tela, la “bucano” e proseguono nell’immaginazione di colui che le osserva. Particolarmente interessanti in questa sala sono La conversazione (1969) in cui si nota la finezza compositiva dell’opera, resa tale grazie all’utilizzo di linee curve, per rappresentare la figura femminile e di spezzate per quella maschile; L’Egiziana (1947), altra affascinante produzione dell’artista mediterraneo, e L’automobilista coi baffi (1970). Spostandosi nella sala successiva, troviamo altre numerose litografie di Mirò, tra le quali è opportuno citare la serie Barcellona (1944). Si tratta di opere estremamente diverse dalle precedenti, sono composizioni che richiamano fortemente il dolore provocato dalla guerra e le sciagure e le angosce che da essa conseguono. Vengono meno le macchie di colore, per lasciare spazio al bianco e nero e a una grande precisione per così dire, calligrafica. La retrospettiva sull’artista spagnolo si conclude con una serie di acqueforti e acquetinte dal titolo Eraclito di Efeso (1965), particolari per la loro accuratezza.
La mostra prosegue, e si conclude, con l’esposizione delle opere di Marc Chagall (Vitebsk 1887 – S. Paul de Vence 1985), artista di origine bielorussa trasferitosi in Francia nel 1910. E’ un piacere osservare come Chagall usasse il colore, toni brillanti, contrastanti fra loro, che danno vita a ritratti fantastici di una Parigi inizi ‘900. L’artista, talmente legato alle proprie radici da usare come motivi ricorrenti le nozze nel villaggio, la vita dei contadini, le feste ebraiche, dipinge meravigliose vedute e particolari della capitale francese, come nella litografia intitolata Bouquet con Torre Eiffel (1958). Lo spettatore sprofonda in ambientazioni oniriche: se in Mirò erano la forza delle linee e delle macchie di colore a catturare l’attenzione, qui sono i soggetti fiabeschi della composizione: centauri, fiori, acrobati, saltimbanchi, musicisti (in mostra Il suonatore di fisarmonica, 1957), teneri innamorati ai quali Parigi fa da sfondo. Parigi è anche il luogo dello slancio artistico, è la città che permette a Chagall di realizzare i propri obiettivi ed egli le rende omaggio, ritraendone scorci fantastici. E’ particolarmente interessante notare come questi si allontani dalla stilizzazione e dal rigore compositivo cubista e trovi la sua forza espressiva nell’uso del colore, che scompare però completamente nelle incisioni in cui l’artista rappresenta La Bibbia (1931 – 1939). Si tratta di acqueforti particolarmente significative, dal tema molto caro all’artista. Chagall,ebreo osservante, racconta di profeti e patriarchi, e, più in generale, della storia dell’umanità, che dai grandi uomini della Bibbia deve trarre esempio e insegnamento. La visita alla mostra si conclude con il singolare Paravento, realizzato nel 1963, e con il delizioso acquerello Les Amoureux, dipinto lo stesso anno.
Chagall e Mirò – Magia, grafia, colore è un’occasione unica per conoscere due artisti del nostro tempo, eclettici e virtuosi, in grado di ritrarre ballerine, clown, tormento e inquietudine.
Carlotta Rovelli cointreau82@hotmail.com |